Wish Parade 2026

Non c’è futuro che non sia modellato dai nostri sogni più radicali, e non c’è politica che non parta dal diritto di occupare le strade.
Sab 27 Giu
h. 16:00
location:
Il 27 giugno la Wish Parade 2026 attraverserà Firenze per riprendersi lo spazio pubblico. Le street sono una tattica di liberazione collettiva, un rituale che sostituisce le leggi del controllo con una politica del desiderio. Di fronte alla repressione e alla violenza istituzionale, la Rete Wish Parade risponde ibridando autogestione, cura e festa — perché l’immaginazione di una società diversa è già, in sé, un atto politico.

Il 27 giugno la Wish Parade 2026  attraverserà Firenze per riprendersi lo spazio pubblico e renderlo un luogo di incontro plurale.

Le street sono una tattica di liberazione collettiva, un rituale per sostituire le leggi del controllo con una politica del desiderio, una pratica per abitare gli spazi, connettere i corpi e amplificare le lotte.
Oggi chi difende i propri diritti e chi dissente contro la loro violazione riceve una sola risposta: la gestione autoritaria e violenta dell’ordine pubblico. Criminalizzazione della marginalità, repressione delle proteste non-violente, soffocamento dei free party, sgombero degli spazi sociali occupati, sfratti forzati – la violenza istituzionale cerca di paralizzarci in ogni modo. Condividiamo il comunicato ufficiale del “FRASTUONO”, la recente TAZ di 3 giorni in una ex base NATO a Povegliano Veronese, di cui citiamo alcune parole: la strategia per non fermarsi davanti alla repressione è «andare avanti adottando nuove pratiche». Come Rete Wish Parade andiamo avanti ibridando autogestione, cura e desiderio, e cerchiamo di farlo durante tutto l’anno, che si tratti di costruire un presidio sonoro in una piazza, di animare uno spazio occupato come La Polveriera o di organizzare dal basso una grande street. Andiamo avanti praticando la festa come esercizio orizzontale di consenso e cura verso di noi e l3 altr3.

La Rete Wish Parade mette al centro la cura e il desiderio come motori per immaginare una vita più armoniosa. L’immaginazione è il filo più adatto per ricucire le crepe di un presente lacerato da guerre, oppressione e miseria, perché mette a nostra disposizione uno strumento molto efficace: l’iperstizione. L’iperstizione è un’idea così luminosa e potente, un desiderio così profondo che, per il solo fatto di circolare tra noi, si trasforma in realtà. Un pezzetto alla volta.

Crediamo che l’idea di una società della cura sia così godibile per tutt3 da potersi diffondere ovunque. Più precisamente desideriamo una società che consenta l’atto di cura più radicale: occupare insieme lo spazio della nostra liberazione. Uno spazio dove essere liber3 dal ricatto del lavoro, dal dominio del capitale, dalla competizione, dalla violenza patriarcale, da ogni discriminazione di genere, abilità o religione. Liber3 dalla complicità con chi sostiene genocidi, dai disastri ecologici, dalle ansie, dalle prigioni, dai cpr, dalla razzializzazione, dai soprusi dello stato, dal proibizionismo. Una società dove siamo  TUTT3 LIBER3! Dunque una società dell’ascolto tesa anche verso gli animali non umani, l’ambiente e l’ecosistema, perché la libertà è un diritto di ogni essere vivente.

La nostra concezione di cura non ha confini e cerca di stringersi attorno a tutte le ferite del mondo. Batte forte per la Palestina, contro il genocidio e l’impunità di chi lo compie e lo sostiene. Abbraccia le sofferenze silenziate in Sudan, in Myanmar e ricorda tutte le guerre dimenticate dall’occidente; si indigna per la militarizzazione dell’America Latina. Rifiuta la sterilità delle oligarchie tecno-fascio-capitaliste e ripudia ogni forma di sfruttamento.

Di fronte ad un mondo incattivito e sempre più ineguale, affermiamo che un’alternativa esiste. L’alternativa è conoscersi, organizzarsi, rifondare pratiche condivise e imparare a stare unit3 nelle nostre diversità. Solo così possiamo dare forma a un domani dove la solidarietà, il rispetto, l’accoglienza e il piacere di stare insieme siano le fondamenta di ogni possibile cambiamento.

Rivendichiamo l’autogestione, il nostro tempo e le nostre relazioni.

Lottiamo per il diritto di incontrarci e prenderci cura l’unə dell’altrə.

Festeggiamo la libertà di creare mondi oltre il profitto e oltre il controllo.

Celebriamo l’immaginazione di nuove forme di risoluzione dei conflitti, indipendenti dai soldi e dai rapporti di forza.

Danziamo a ritmo di desideri.

Non c’è futuro che non sia modellato dai nostri sogni più radicali, e non c’è politica che non parta dal diritto di occupare le strade.

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