Premessa
I cerchi della Venere in Polveriera vogliono essere “rituali di pensiero”, ossia spazi di confronto filosofici che non oberino le già dense assemblee settimanali di autogestione. Sentiamo la necessità di riappropriarci di un nuovo immaginario collettivo: per questo motivo necessitiamo di un luogo che permetta alle ampie vedute di prendere parola e forma, con ritmi più lenti (una volta al mese), senza intralciare le affannose questioni dettate dalla quotidianità. Riprendere possesso della nostra immaginazione è un atto di cura che esige riflessione emotiva e applicazione intellettuale.
Il secondo cerchio della Venere nasce dal lavoro di ascolto e mappatura dei contenuti e dei pensieri emersi nel primo cerchio che si è svolto il 15 febbraio 2026 in Polveriera, durante la 4 giorni di Carnevale.
Dopo aver raccolto parole, tensioni e domande attorno a improprietà, cura, arte (intesa come dispositivo di affezione e convergenza) e diritto alla città, il prossimo passaggio sarà interrogare in modo più esplicito la dimensione pubblica di questo processo.
Trovi il resoconto dettagliato al primo cerchio negli Approfondimenti o cliccando qui.
L’attenzione del secondo cerchio sarà posta sulla costruzione di pratiche di narrazione pubblica capaci di spostare l’immaginario dominante sulla città, sugli spazi e sulla partecipazione.
Non si tratta semplicemente di comunicare ciò che facciamo, né di dare sfogo alla fatica che caratterizza l’operato di chi fa rete dal basso; bensì, si tratta di capire come raccontare l’uso comunitario senza semplificarlo, come produrre immagini, linguaggi e gesti che incidano sul modo in cui lo spazio pubblico viene percepito e vissuto.
La domanda che orienterà il lavoro sarà: se dovessimo investire energie nei prossimi mesi, dove servirebbero di più: nel metodo, nella sostenibilità o nell’immaginario?
L’obiettivo non è produrre un piano completo, ma far emergere un punto di energia: una proposta attivabile oppure un nodo che richiede ulteriore sedimentazione.