{"id":221,"date":"2025-03-24T16:59:59","date_gmt":"2025-03-24T15:59:59","guid":{"rendered":"https:\/\/venerala.org\/?page_id=221"},"modified":"2025-03-24T19:01:45","modified_gmt":"2025-03-24T18:01:45","slug":"un-canto-per-la-dea","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/venerala.org\/?page_id=221","title":{"rendered":"Un canto per la Dea"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"221\" class=\"elementor elementor-221\" data-elementor-post-type=\"page\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-293e02d e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"293e02d\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5eec67b elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"5eec67b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Un canto per la Dea<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f88ee44 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"f88ee44\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h6 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Un appello per riconnettere passato e futuro\n<\/h6>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-92aa498 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"92aa498\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span style=\"font-weight: 400;\">La prima volta che entrammo dentro l\u2019ex-meccanotessile era un settembre di inizio millennio e molti di noi erano poco pi\u00f9 che ragazzi. A Firenze, il grande corteo del Social Forum, aveva appena finito di occupare massicciamente i viali intorno al centro della citt\u00e0 e molti dei suoi partecipanti si preparavano a rientrare nelle loro case o nelle loro citt\u00e0 di appartenenza. Eravamo un centinaio di persone, tutte munite di felpe con il cappuccio, videocamere analogiche, tronchesi e piedi di porco di varia grandezza. Girammo intorno alla grande fabbrica abbandonata, con le sue inferriate arrugginite, il cemento grigio e spoglio, le felci e le erbe infestanti a conquistarsi metri di sopravvivenza in mezzo al ciarpame dell\u2019abbandono. Ignoravamo cosa fosse stato quel posto in precedenza, ma ci bastava osservarlo nel suo desolato presente per capire che era soprattutto un insensato spreco di spazio.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Erano gli anni di Seattle, di Genova, del movimento NoGlobal, ma anche gli anni delle torri gemelle, della nascita di internet e del capitalismo globalizzato.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Firenze si preparava a trasformarsi in quella che noi al tempo chiamavamo una\u00a0 citt\u00e0-vetrina, una citt\u00e0 a misura dei turisti che, sempre di pi\u00f9, anno dopo anno, la invadevano, consumando lauti pasti nei ristoranti, dormendo nei comodi letti king-size degli alberghi e rifocillando le casse comunali con gli ingressi ai musei. Il centro storico cominciava a svuotarsi dei suoi abitanti, aprendo la strada ad Airbnb che al tempo ancora non esisteva neanche.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">In un batter d\u2019occhio il catenaccio che chiudeva il cancello della fabbrica si spezz\u00f2 docile sotto il morso della tenaglia e della nostra determinazione. Ci riversammo all\u2019interno come esploratori che mettono piede su un pianeta sconosciuto e cominciammo ad arredarlo con la mente, ad immaginarci come riempire quel vuoto con i nostri desideri, come incastrarci dentro tutto ci\u00f2 che ci mancava.<\/span><\/p><p><strong>Quello che ci mancava era uno spazio nostro, con regole nostre. Uno spazio dove organizzarci, connetterci, condividere esperienze, socializzare sogni inespressi.\u00a0<\/strong><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Lentamente, per passa parola, la voce si sparse come un fuoco nel bush australiano. Molti in citt\u00e0 avevano la nostra stessa sete e in poco tempo, migliaia di ragazzi conversero dentro quel vuoto e lo riempirono.\u00a0 Ne scatur\u00ec una grande festa, un baccanale, che dur\u00f2 per tutta la notte fino alla mattina e alla mattina, quando la musica si spense e la luce colp\u00ec i nostri resti, ci rendemmo conto che quello che avevamo vissuto era stato solo un innesco, l\u2019inizio di un viaggio di liberazione e conquista. In quella luce diafana di una mattina di autunno ci riconoscemmo come compagni, come simili, e anche se non ci dicemmo niente sapevamo tutti che quello spazio sarebbe tornato a cercarci, nelle notti buie che sarebbero seguite, nella noia dei locali notturni, nella desolazione del produci-consuma-crepa.<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando l\u2019anno successivo ci trovammo a spezzare per la seconda volta la stessa catena eravamo un po\u2019 pi\u00f9 maturi, un po\u2019 pi\u00f9 consapevoli e la citt\u00e0 era sempre meno accogliente nei nostri confronti. Stavolta avevamo un progetto, trasformare quel vuoto in un cantiere. Per anni, per decenni, le varie amministrazioni che si erano succedute avevano dichiarato che quell\u2019orrendo vuoto, quello strappo nel cuore di Rifredi sarebbe diventato un centro per l\u2019arte contemporanea. Avevamo deciso che saremmo stati noi, nell\u2019attesa, a costruirci dentro la prima opera d\u2019arte.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Per quaranta giorni, la vecchia fabbrica si riemp\u00ec di persone, di mezzi, di attrezzi, di idee. C\u2019era chi ne colorava i muri spogli con graffiti e arte muraria, c\u2019era chi ci scriveva, chi fumava seduto su divani scassati recuperati nei cassonetti, chi sparava musica da impianti autocostruiti. Al centro di tutto questo gran movimento, prendeva corpo la nostra opera collettiva. Una venere, una venere bio meccanica alta quasi cinque metri, fatta di metallo e rivetti, alluminio e plastilina, con forassiti multicolori al posto dei capelli, bulloni al posto dei capezzoli. Senza arti, senza braccia n\u00e9 gambe, a ricordare i resti della venere di Milo, a riconnettere il passato con il presente ad aprire la strada per il futuro, destinata a diventare il simbolo di ci\u00f2 che ci mancava e di ci\u00f2 che volevamo. Quando, dopo quaranta giorni, la statua fu conclusa, la portammo in parata per le strade della citt\u00e0, venerandola in migliaia attorno al grande carro che la trasportava. Dentro di lei, intorno a lei,\u00a0 si agitavano i nostri giovani corpi, nell\u2019estasi collettiva di partecipare a qualcosa di pi\u00f9 grande della somma dei nostri singoli presenti.\u00a0\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">La street parade si concluse all\u2019anfiteatro delle Cascine, un tempo luogo di socialit\u00e0 gratuita e selvaggia, anch&#8217;esso destinato a scomparire, a farsi fagocitare dal nuovo mondo, dove la socialit\u00e0 \u00e8 necessariamente mediata dal consumo di beni e servizi, dove ogni esperienza \u00e8 un\u2019esperienza individuale fatta in mezzo ad altri individui, anch\u2019essi soli e convinti di essere meglio di tutti gli altri.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Rimase l\u00ec, sul suo grande piedistallo di tubi innocenti, ad osservarci con i suoi occhi vacui da veggente, mentre per tre giorni e tre notti ci scatenavamo in una festa selvaggia e dionisiaca, dove ogni confine venne cancellato e i nostri cuori batterono all\u2019unisono al ritmo profondo e martellante che usciva dai molti muri di casse disseminati nel prato.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando tutto fin\u00ec, riportammo la nostra venere dentro la sua casa al ex-meccanotessile e lasciammo che il Comune la richiudesse in quel silenzio con un nuovo catenaccio, convinti che presto saremmo tornati a spezzarlo, per liberarla, per farla di nuovo tornare a vibrare.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma il tempo \u00e8 un bastardo e la Venere \u00e8 rimasta chiusa dentro il suo tempio abbandonato per vent\u2019anni. A farle compagnia qualche ratto, qualche persona senza fissa dimora, ogni tanto un gruppo di ragazzi con le bombolette. I suoi occhi vuoti hanno osservato il nulla crescerle intorno, la pioggia e il freddo dell\u2019inverno, il caldo torrido dell\u2019estate sono stati gli unici cambiamenti in mezzo a quella totale immobilit\u00e0. Nel frattempo le amministrazioni cittadine hanno cambiato mille volte i loro intenti, i cittadini, gli abitanti del quartiere hanno formato comitati, sono stati stanziati fondi e fatto manifestazioni di interesse ma tutto \u00e8 rimasto immutato, e lei, la nostra venere, ne \u00e8 stata l\u2019unica involontaria testimone diretta.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">La citt\u00e0 intorno a lei invece \u00e8 cambiata. E\u2019 diventata esattamente quello che noi avevamo gridato, una citt\u00e0 vetrina, una metro-necropoli del rinascimento. I suoi abitanti sono stati espulsi nelle periferie, gli spazi di socialit\u00e0 spontanea come le piazze e i parchi sono stati sterilizzati a colpi di dehor e ordinanze comunali, ogni cultura conformata, ogni alito di vita, ogni spazio possibile messo a profitto, trasformato in un rendering pubblicitario, sterilizzato, inutile e incapace di generare alcunch\u00e9 se non profitti.<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo anni di dialogo fra l\u2019amministrazione e i comitati di quartiere, finalmente qualcosa si sta muovendo. E\u2019 infatti prevista la realizzazione di un housing sociale, di un centro giovani e di una ludoteca per riconsegnare l\u2019area dell\u2019ex meccanotessile alla cittadinanza. In attesa che il processo di riqualificazione parta, l\u2019amministrazione ha deciso di chiudere il Meccanotessile, di blindarlo per risolvere con un colpo di spugna il problema di igiene pubblica che adesso rappresenta.\u00a0<\/span><\/p><p><strong>Dal canto nostro, non possiamo permettere che la Venere Biomecanica rimanga chiusa in quella prigione, magari per altri vent\u2019anni, e abbiamo quindi deciso di riprendercela, di far risplendere le sue lamiere un\u2019altra volta, di caricarla di significati, di trasformarla nel simbolo della citt\u00e0 sommersa.\u00a0<\/strong><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Siamo convinti infatti che sotto la citt\u00e0 vetrina, sotto la sua superficie opaca si nasconda un\u2019altra citt\u00e0, fatta di isole, in cui si naviga a vista, in cui le strade sono segnalate da qualche boa abbandonata, ogni tanto un faro ad illuminare la strada ai naviganti. Queste isole sono spazi, sono progetti collettivi, dove la socialit\u00e0, la cultura, la politica non sono mediate dal denaro ma dalle relazioni, dove i corpi si incontrano con l\u2019idea di costruire un senso che trascenda le coordinate di questo marcio scorcio storico. Vorremmo che la nostra Venere diventasse un faro, un pin su una mappa alternativa, un segnale sparato nel cielo scuro della citt\u00e0 di Firenze. Una citt\u00e0 che da sempre reclama spazi di socialit\u00e0 e si contrappone ad un&#8217;amministrazione che fa orecchie da mercante perch\u00e9 teme che quelle esperienze e quegli spazi diventino ingestibili, acquisiscano spessore e potere contrattuale, portando il futuro della citt\u00e0 in una direzione diversa dal mondo che stanno progettando per noi<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Pensiamo agli operai della GKN che sognano di trasformare la loro fabbrica in uno spazio che gli appartiene, pensiamo a Mondeggi Bene Comune, che porta avanti un processo di legalizzazione pieno di insidie e vicoli ciechi. Abbiamo in mente il C.s. Lebowsky, che combatte per avere uno stadio suo dove fare crescere la propria comunit\u00e0 in autonomia, pensiamo al Cecco Rivolta che non riesce a diventare lo spazio pubblico che sogna di essere o il network della Wish parade in cerca di un dialogo per avere un loro spazio di sperimentazione e socialit\u00e0. Queste sono solo alcune delle realt\u00e0 che formano la citt\u00e0 sommersa. Pensiamo ai collettivi studenteschi, alle realt\u00e0 del territorio come i circoli Arci, ai centinaia di gruppi, collettivi, network e reti di soggetti stretti intorno a interessi specifici che stentano a trovare lo spazio per esprimersi.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Vorremmo Raccogliere questa citt\u00e0 sotto la capiente sottana della Venere Biomeccanica, farla diventare occasione di connessione, possibilit\u00e0 e futuro collettivo. Il 29 marzo, la dea uscir\u00e0 dal suo tempio vuoto e noi ci prepariamo ad accoglierla, a venerarla, a renderla immortale. <\/span><\/p><p><strong>Questo \u00e8 un appello, un corno che risuona nella valle di Mordor, la possibilit\u00e0 di un\u2019ultima campale battaglia per i nostri diritti e per il nostro futuro. Portate al suo cospetto la vostra creativit\u00e0, la vostra voglia di fare, di reclamare, di esserci. Non ve ne pentirete.\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e5b8c71 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"e5b8c71\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9449830 e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"9449830\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e95d55b elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"e95d55b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h6 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Condividi questo contenuto<\/h6>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4e5cbd8 elementor-share-buttons--view-icon elementor-share-buttons--skin-flat elementor-share-buttons--color-custom elementor-share-buttons--shape-square elementor-grid-0 elementor-widget elementor-widget-share-buttons\" data-id=\"4e5cbd8\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"share-buttons.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-grid\" role=\"list\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-grid-item\" role=\"listitem\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-share-btn elementor-share-btn_facebook\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Condividi su facebook\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-share-btn__icon\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<i class=\"fab fa-facebook\" aria-hidden=\"true\"><\/i>\t\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-grid-item\" role=\"listitem\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-share-btn elementor-share-btn_whatsapp\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Condividi su whatsapp\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-share-btn__icon\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<i class=\"fab fa-whatsapp\" aria-hidden=\"true\"><\/i>\t\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-grid-item\" role=\"listitem\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-share-btn elementor-share-btn_telegram\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Condividi su telegram\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-share-btn__icon\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<i class=\"fab fa-telegram\" aria-hidden=\"true\"><\/i>\t\t\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-953671c e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"953671c\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9c65a74 elementor-align-right elementor-widget elementor-widget-button\" data-id=\"9c65a74\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"button.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-button-wrapper\">\n\t\t\t\t\t<a class=\"elementor-button elementor-button-link elementor-size-sm\" href=\"https:\/\/venerala.org\">\n\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-content-wrapper\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<span class=\"elementor-button-text\">torna alla home<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/span>\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un canto per la Dea Un appello per riconnettere passato e futuro La prima volta che entrammo dentro l\u2019ex-meccanotessile era un settembre di inizio millennio e molti di noi erano poco pi\u00f9 che ragazzi. 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